Che m’importa del mondo

Rita Pavone afferma che la piccola Greta Thunberg, paladina mediatica dell’ecologismo, sembra uscita da un film dell’orrore.

Totale assenza di coscienza di sé, o guizzo geniale di autoironia?

Io un’idea me la sono fatta, ma non ve la dico.

E un grazie a Andrea’s version per una lucida analisi della questione Thunberg.

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Soldi e libertà

Durante la trasmissione televisiva “Alla lavagna!”, Daniela Santanchè ha spiegato ai bambini di una classe elementare che il denaro:

“è l’unico vero strumento di libertà. I soldi servono a essere liberi”

e ha poi aggiunto:

“chi paga comanda!”.

Ed è scoppiata la polemica.

Pur comprendendo le ragioni della polemica, non posso fare a meno di prendere le difese della Santanchè, almeno per quanto riguarda un aspetto della vicenda. E’ stata onesta. E mi chiedo quanta onestà ci sia nei principi idealisti (“i soldi non fanno la felicità”, ecc) propugnati da molti genitori, educatori ed insegnanti, in un contesto (o sarebbe meglio dire mercato?) dove praticamente tutto funziona esattamente come spiegato dalla nostra.

Una questione fondamentale

Leggo su Repubblica che la pubblicazione di una nuova edizione del capolavoro di John Ronald Reuel Tolkien ha riacceso vecchie diatribe.

“È di destra o di sinistra?”, questo è il problema! Ed è chiaro che ripubblicare il grosso tomo “risveglia la questione politica”, ci annuncia Repubblica.

Non possiamo far altro che commentare con un solenne: “Che palle!”.

 

 

Intellettuali in gilet giallo

La scrittrice Annie Ernaux, intervistata da Repubblica, ha dichiarato di sostenere la protesta dei Gilet Gialli. Parlando dei suoi colleghi intellettuali ha invece detto: “Sin dall’inizio c’è stata una diffidenza tra scrittori e artisti. E’ la fotografia dell’abisso che li separa da un certo tipo di popolazione”.

L’abisso c’è, è innegabile. Però c’è un però.

A nostro modestissimo avviso, il ruolo dell’intellettuale dovrebbe essere quello di guardare altrove. Di battere sentieri inesplorati. Di essere libero. E forse un tempo era davvero così.

Poi sono arrivati gli intellettuali embedded, che invece di aprire nuove piste, si sono messi a sostenere* qualcosa che già c’era (un’ideologia nel migliore dei casi, un partito nel peggiore). Avanziamo qui la timida ipotesi che l’abisso giustamente citato dalla Ernaux possa aver iniziato a spalancarsi proprio per questo motivo.

A quanto pare siamo entrati ora in una terza fase, nella quali gli intellettuali inseguono. Ripercorrono sentieri già battuti da altri. Rincorrono.

A cosa servono degli intellettuali così?

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* In certi casi l’espressione “a sostenere” andrebbe forse sostituita con “al servizio di”.

Compagni Gilets Jaunes

Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra radicale francese, afferma che “i 3/4 delle rivendicazioni dei gilet gialli sono nel nostro programma!”. E si chiede come mai il movimento sia considerato di estrema destra.

La stessa questione è sollevata in un articolo comparso sul sito di Potere al Popolo, partito della sinistra radicale italiana. La stampa mainstream dice che i Gilets Jaunes sono di estrema destra, invece sono dei nostri!

Insomma, i Gilet Jaunes, anche se non lo sanno, sono dei compagni.